Così finiva "a kiwi".
Piu' precisamente:
"non sono un intellettuale,
non sono un attore nato,
non sono un artista,
non sono di sinistra,
non sono impegnato,
sono solo uno stronzo".
Le ultime parole cantate da me in un mio album appartengono all'ultima traccia cantata di "a kiwi" e sono queste. Sono di quei fatti della musica che farebbero rabbrividire i biografi, gli stessi, per intenderci, che hanno scritto libri sulle ultime parole pronunciate da Syd Barrett in un disco con i Pink Floyd. Se la mia creazione musicale fosse terminata qui, queste parole resterebbero come un provocatorio epitaffio sospese sull'orlo del precipizio, al termine di un'opera inquietante e poco liberatoria, prima del salto mortale di "A token ring" (10 minuti di oblio ipnotico) e prima dell'avventura strumentale e tranquillizzante dell'ultimo album.
Ma fortunatamente non sarà così. Nuovi flussi di parole in rima baciata si aggiungeranno, non come superflue postille, ma come nuovi fiori, alla ghirlanda della mia produzione, nuove perle infilate in quell'unico filo che è il discorso musicale che - pur con lunghe pause - continuo a tessere da lunghi anni. Perché qualunque artista non fa che scrivere un solo libro, e non tragga in inganno la discontinuità dei generi musicali e le esplorazioni di diversi universi, alla fine tutti i pezzetti si ricompongono in un unico grande rompicapo a incastri, come il diario di un viaggiatore che abbia esplorato i continenti piu' diversi ma viaggia in fin dei conti sempre con le stesse gambe e gli stessi occhi.
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